Grazie di tutto Mister Giorgi

giovedì 30 settembre 2010

Alzi la mano chi di noi, non ha almeno un solo evento della sua vita (da tifoso di qualsiasi sport intendo) legato ad una vittoria, ad un gesto, ad un successo personale da ricordare. Già, perché al giorno d’oggi cataloghiamo sotto la voce ricordi solo ed esclusivamente ciò che è legato a gioia, sorrisi ed appunto vittorie. Beh, in questo caso, se permettete, io ho voglia di ricordare invece, quella che per molti è stata una beffa, ma per me è legato al periodo più bello della mia vita (breve ma intensa) di tifoso del Cosenza Calcio. Correva la stagione 88/89 ed in panchina sedeva un signore distinto, silenzioso, molto educato che sul campo lavorava come un mulo (a conferma delle sue origini toscane) e che sapeva cosa voleva dai suoi giocatori, anzi uomini. Perché Bruno Giorgi in campo pretendeva che i suoi ragazzi fossero uomini con la u maiuscola.

Forse per questo dopo la tappa di Cosenza non ebbe molta fortuna nella Fiorentina dei bravi ma viziati Roberto Baggio e Dunga. Tutt’altra gente rispetto ai più “modesti” Padovano, Lucchetti, Simoni, Venturin ed il mai dimenticato Denis Bergamini. Una squadra che a mio modesto avviso è stata la più forte di sempre. Allenata dal più forte di sempre. Una squadra che nonostante il quarto posto a pari merito con Cremonese e Reggina, dovette rinunciare allo spareggio promozione per una “bastarda” ma purtroppo esistente classifica avulsa. Una beffa atroce che si è consumata contro l’Udinese del “muratore” Sonetti, con la palla di Lombardo che si è stampata sul palo alla destra di Garella sotto il tempio del tifo rossoblù, quella curva Sud a cui Giorgi, anche se non lo mostrava con gesti e parole, era molto legato. Una beffa che appartiene alla stagione più bella di sempre, al gioco più bello mai visto sul terreno del San Vito. Se oggi amo questo sport e lo seguo con passione, lo devo proprio a quel Cosenza ed al suo artefice. Mister Bruno Giorgi da Pavia ha lavorato e sofferto in silenzio come quando ha dovuto affrontare i problemi familiari legati alla figlia, scappata prima con un rocker famoso negli anni 80 (il batterista degli Europe si diceva) e poi costretta a lottare con l’anoressia. Problemi che lui ha affrontato con impegno e dedizione come ha sempre fatto in campo con le sue squadre. Due battaglie che ha vinto da signore perché lui lo era nell’animo. Purtroppo l’ultima battaglia, la sua, non è riuscito a vincerla, ma di una cosa siamo certi. Ha lottato senza arrendersi fino alla fine come solo lui sapeva fare. In silenzio, con signorilità e rispetto per chi gli stava vicino. Grazie Mister

Luigi Speradio

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